Marrazzo way
Credo nella moralità della politica e credo nella moralità della persona. Scindo le due, talvolta conviventi, talvolta separate nella stessa persona.
Da otto giorni si sente parlare ovunque di Marrazzo e di quanto faccia schifo. La frase più comune, nei bar, per la strada, nelle case è “almeno Berlusconi va con le donne!” EVVIVA! Benvenuti alla fiera del’ipocrisia! Quello che più mi fa male, è che a dirlo non è solo l’elettorato di Silvio, che è statisticamente meno aperto, meno informato e meno acculturato (mica tutti, per amor del cielo, la maggioranza); a pronunciare questo alto giudizio morale sono gli elettori di centro sinistra perché “andare coi trans è proprio una perversione!”. Ebbene: parliamone! Persone che si distinguono per l’alto grado morale personale con il quale possono permettersi di esprimere giudizi di correttezza nei confronti di altri, richiamandoli all’ordine, alla morale e all’etica.
Cinquant’anni fa era sicuramente una perversione andare con persone dello stesso sesso, chiamasi omosessualità, ora ritenuta per la maggiore un comportamento affettivo e sessuale normale; etero- o omo-sessuale cambia poco; poi che nessuno vorrebbe un figlio gay è un altro discorso, in ogni caso, per lo meno, non è più ritenuta una devianza, una malattia o una perversione.
Andare coi trans, è una scelta sessuale innanzi tutto privata, e uguale nella sua complessità alla scelta di un gay almeno. Quello che trovo assolutamente sbagliato è incentrare tutta la vicenda sulla devianza di Marrazzo, piuttosto che sulle conseguenze POLITICHE di una tale scelta. Per conseguenza politiche intendo la ricattabilità di chi, sapendo di essere scoperto, non denuncia il fatto e sottostà alle minacce altrui. Il problema sussiste nel momento in cui Marrazzo sceglie di non denunciare l’accaduto e di perseguire sulla strada dell’estorsione (subendola); questo problema si aggrava nel momento in cui, per ipotesi, il video possa essere usato come arma di ricatto per ottenere una firma dal Presidente della Regione Lazio, con tutto ciò che questo vuol dire.
E non pensiate “vabe’ sei di sinistra dichiarata e difendi la tua parte”, no no. Non io. Proprio qui se non erro ho già detto di non poter sopportare l’attività del Premier in quanto forse viziata da scambi di natura istituzionale o per lo meno burocratica; o per lo meno prevale questo dubbio.
Mi rendo conto della difficoltà, specie per chi più grande, di accettare una simile scelta sessuale, tuttavia non è affar nostro. Il popolo degli elettori non credo sia chiamato a giudicare i gusti di quello o quell’altro politico, bensì dovrebbe concentrarsi su ciò che fa quel politico, come si comporta nella vita pubblica.
Poi se vogliamo fare i perbenisti, bigotti, innocenti indignamoci pure perché il Presidente in questione ha tradito la moglie, la sua famiglia e i figli, indignamoci e urliamolo, nella consapevolezza però che è affare della moglie, della famiglia e di chi lo circonda più da vicino.
Ad ogni indignazione su questa vicenda teniamo ben a mente che la differenza estrema tra chi sceglie di organizzare festini pieni di donne in casa sua, e chi sceglie di avere una relazione extrasessuale con un trans, sta nel fatto che il primo FORSE ha scambiato sesso con posti di lavoro, aiuti economici e facilitazioni burocratiche: abbiamo sentito bene perché la Daddario fosse andata alla festa: per ottenere un aiuto per il suo cantiere, e sappiamo che lavoro fa la signora, mentre il secondo ha fatto una scelta, giusta o sbagliata, che per ora ha danneggiato solo la sua vita pubblica e privata, senza influenzare le scelte politiche ed istituzionali. Questa è la differenza. Popolo indignatevi, urlate, sputate, insultate ma senza mai perder di vista le differenze tra ruolo pubblico e privato, tra chi compie reato e chi lo subisce, e soprattutto senza scordare che le prostitute e i trans (d’alto borgo) non li mantiene tutti Marrazzo. Ognuno ha la sua devianza, ognuno il suo peccato, e non spetta a noi giudicarlo.
in ultimo, per ricordarlo: la differenza tra morale ed etico sta che il primo riguarda la persona, il singolo, il secondo concerne il pubblico e l’individuo nel suo ruolo pubblico. Weber docet.