“Si può fare”, capolavoro taciuto

2009 Novembre 30

Sembra un film caratterizzato da un’infinita tristezza, eppure se si ha la pazienza di guardarlo per i primi 15 minuti si scopre un mondo di dolci sorrisi, e sonanti risate. Si può fare é un capolavoro moderno,un ritorno al neorealismo in veste nuova. Lello, sindacalista troppo moderno, e fidanzato troppo antico, si trova improvvisamente catapultato in una realtà parallela: quella dei matti usciti dal manicomio, grazie alla Legge Basaglia del 1978.
Si può Fare (qui in streaming) risulta in definitiva essere intelligente e divertente allo stesso tempo.
Adatto a tutti coloro che vogliono riflettere con leggerezza su argomenti raramente portati al grande pubblico.
Un Claudio Bisio eccezionale, dimostra ancora una volta la sua grandezza nell’interpretare ruoli drammatici, così bene come quelli comici.

I pazzi, i matti, i folli, questo universo parallelo così lontano da noi, eppure così estremamente simile alle nostre inquietudini, ai nostri pensieri taciuti, ai nostri sentimenti soffocati, alle nostre paure e paranoie, sono qui raccontati con uno sguardo nuovo, attraverso un punto di vsta intelligente e divertente, finalmente come persone, esseri umani, spesso resi folli da coloro che li circondano o da quel senso comune chiamato società civile.

Certamente, da vedere.

“Figlio mio, lascia questo Paese”

2009 Novembre 30

LA LETTERA. Il direttore generale della Luiss
avremmo voluto che l’Italia fosse diversa e abbiamo fallito

di Pier Luigi Celli

"Figlio mio, lascia questo Paese" Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio.

Puoi solo immaginare la sofferenza con cui ti dico queste cose e la preoccupazione per un futuro che finirà con lo spezzare le dolci consuetudini del nostro vivere uniti, come è avvenuto per tutti questi lunghi anni. Ma non posso, onestamente, nascondere quello che ho lungamente meditato. Ti conosco abbastanza per sapere quanto sia forte il tuo senso di giustizia, la voglia di arrivare ai risultati, il sentimento degli amici da tenere insieme, buoni e meno buoni che siano. E, ancora, l’idea che lo studio duro sia la sola strada per renderti credibile e affidabile nel lavoro che incontrerai.
Ecco, guardati attorno. Quello che puoi vedere è che tutto questo ha sempre meno valore in una Società divisa, rissosa, fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti. A meno che non sia un merito l’affiliazione, politica, di clan, familistica: poco fa la differenza.

Questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai. E’ anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio.

Credimi, se ti guardi intorno e se giri un po’, non troverai molte ragioni per rincuorarti. Incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility. Non varrà nulla avere la fedina immacolata, se ci sono ragioni sufficienti che lavorano su altri terreni, in grado di spingerti a incarichi delicati, magari critici per i destini industriali del Paese. Questo è un Paese in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico. Potrei continuare all’infinito, annoiandoti e deprimendomi.

Per questo, col cuore che soffre più che mai, il mio consiglio è che tu, finiti i tuoi studi, prenda la strada dell’estero. Scegli di andare dove ha ancora un valore la lealtà, il rispetto, il riconoscimento del merito e dei risultati. Probabilmente non sarà tutto oro, questo no. Capiterà anche che, spesso, ti prenderà la nostalgia del tuo Paese e, mi auguro, anche dei tuoi vecchi. E tu cercherai di venirci a patti, per fare quello per cui ti sei preparato per anni.

Dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché.

Adesso che ti ho detto quanto avrei voluto evitare con tutte le mie forze, io lo so, lo prevedo, quello che vorresti rispondermi. Ti conosco e ti voglio bene anche per questo. Mi dirai che è tutto vero, che le cose stanno proprio così, che anche a te fanno schifo, ma che tu, proprio per questo, non gliela darai vinta. Tutto qui. E non so, credimi, se preoccuparmi di più per questa tua ostinazione, o rallegrarmi per aver trovato il modo di non deludermi, assecondando le mie amarezze.

Preparati comunque a soffrire.

Con affetto,
tuo padre

L’autore è stato direttore generale della Rai. Attualmente è direttore generale della Libera Università internazionale degli studi sociali, Luiss Guido Carli.

(30 novembre 2009) 

9 Novembre 1989 – 9 Novembre 2009: Vent’anni di…

2009 Novembre 9

berlin_wall_graffitideath_strip9 novembre 1989, Berlino: crolla il muro di Berlino (nella foto), e segna l’inizio di una nuova storia mondiale, almeno per l’occidente. Il 9 novembre 1989 Berlino est è libera, e i suoi cittadini possono finalmente andare dove preferiscono, possono oltrepassare quel muro, possono rivedere i parenti e gli amici dai quali improvvisamente erano stati separati il 13 agosto 1961, da quel muro.

Cade il muro e loro sono impazienti, di uscire, di vedere, cose c’è: al di la del muro. Al di la del muro c’è tutto quell’occidente che hanno sognato per quasi trent’anni. c’è la libertà, sembra quasi ci sia il sole.

Per qualcun0, quel 9 novembre 89, doveva però essere un giorno triste, il giorno della “fine” dell’Unione Sovietica: i fedelissimi non capivano probabilmente. Cosa stava succedendo? quali intenzioni aveva Gorbaciov? cosa significava quella scelta per i disegni politici internazionali? cosa succedeva al di la del muro, nella parte sovietica, oltre berlino ovest?

Succedeva che i leader comunisti sovietici, avevano finalmente compreso l’inutilità di quel muro; avevano capito che alzare muri, barricate, divieti e obblighi fomentava solo disperazione, odio, e tanta voglia di fuggire. La scelta, tuttavia, è stata tardiva.

Il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino, e la maggior parte della gente sceglieva “occidente”. Nasceva il “socialismo che non ha bisogno di muri” ma ormai le persone sceglievano la libertà dell’ovest, quella più visivamente reale, vera, ma che poi sempre reale non è. Ma pur sempre di libertà si tratta. Un luogo dove è concessa la libertà di scegliere, almeno tra la coca cola e la pepsi.

I muri non hanno alcuna utilità, servono a distruggere il conseso costruito, fomentano l’odio e la stanchezza verso regimi che diventano man mano sempre più repressivi e sempre meno democratici.

muropadova1il 9 novembre 1989 cadeva il muro di Berlino, e negli anni 2000 se ne alano di nuovi, nell’assordante silenzio mondiale: il Muro del Messico, che divide i poveri del sud, dai ricchi (ricchi?) del nord-America; il muro di Israele; il Mediterraneo, mare di scambi e di commercio, di conquista e di conoscenza, oggi trasformato in uno dei più gradi muri, tra i popoli poveri dell’Africa e i ricchi Europei; infine ricordiamo, in casa nostra, il muro di Padova (nella foto) così inutile a dividere “la Padova Bene” dagli immigrati.

E’ sempre la stessa favoletta, quella della libertà e della ricchezza opposta al divieto continuativo e alla povertà. E’ la favoletta del sogno americano, che può trasformarsi in incubo, ma è pur sempre un sogno, ed in quanto tale è libero di per se, aveva solo bisogno delle ali, a Berlino gliele hanno date, ora ci si batta per la Palestina, per il Mediterraneo dei poveri, per i Messicani, per gli immigrati di Padova.

oh Jesus!

2009 Novembre 3

crocifisso01gsono cattolica! non praticante! non nutro simpatia per il clero e il “clericalesimo”. sono sufficientemente infastidita dalle verità assolute della Chiesa, dalle sue retrograde convinzioni, dalle sue sparate contro l’amore gay, contro i preservativi, contro la fecondazione assistita, contro la libertà della persona di perseguire i propri sogni e desideri. Sono contro il fatalismo cattolico, credo che l’uomo si faccia da se, con determinazione, sacrifici, e impegno. Tutto questo non mi impedisce di credere in Dio, e in Cristo.
Mi piace sdrammatizzare, amo la trasgressione sui simboli religiosi, ma questo, nella mia coscienza, non implica la mancanza di rispetto per tali simbologie. Credo che le t-shirt con la Madonna siano stupende, credo che i braccialetti pieni di ciondolini raffiguranti i santi siano fantastici, indossati entrambi con jeans e tacchi per esempio. Adoro il trash in campo religioso. Ma sono cattolica. Mi arrabbio nel sentire offendere Cristo, in confusione col clero, col Papa e con tutto ciò che di terreno è ricollegato alla sua immagine.
Sono cattolica, e da cattolica approvo totalmente e con gioia la scelta della Corte europea di VIETARE I CROCIFISSI IN AULA. Sono d’accordo perchè nel mio cattolicesimo è incluso il rispetto per tutti gli altri. Sono d’accordo perchè prima di essere cattolica, molto prima, sono laica. fieramente!

l’Europa ci renderà Laici

 

Marrazzo way

2009 Ottobre 30
di sinistrata

Credo nella moralità della politica e credo nella moralità della persona. Scindo le due, talvolta conviventi, talvolta separate nella stessa persona.
Da otto giorni si sente parlare ovunque di Marrazzo e di quanto faccia schifo.  La frase più comune, nei bar, per la strada, nelle case è “almeno Berlusconi va con le donne!” EVVIVA! Benvenuti alla fiera del’ipocrisia! Quello che più mi fa male, è che a dirlo non è solo l’elettorato di Silvio, che è statisticamente meno aperto, meno informato e meno acculturato (mica tutti, per amor del cielo, la maggioranza);  a pronunciare questo alto giudizio morale sono gli elettori di centro sinistra perché “andare coi trans è proprio una perversione!”. Ebbene: parliamone! Persone che si distinguono per l’alto grado morale personale con il quale possono permettersi di esprimere giudizi di correttezza nei confronti di altri, richiamandoli all’ordine, alla morale e all’etica.  
Cinquant’anni fa era sicuramente una perversione andare con persone dello stesso sesso, chiamasi omosessualità, ora ritenuta per la maggiore un comportamento affettivo e sessuale normale; etero- o omo-sessuale cambia poco; poi che nessuno vorrebbe un figlio gay è un altro discorso, in ogni caso, per lo meno, non è più ritenuta una devianza, una malattia o una perversione.
Andare coi trans, è una scelta sessuale innanzi tutto privata, e uguale nella sua complessità alla scelta di un gay almeno. Quello che trovo assolutamente sbagliato è incentrare tutta la vicenda sulla devianza di Marrazzo, piuttosto che sulle conseguenze POLITICHE di una tale scelta. Per conseguenza politiche intendo la ricattabilità di chi, sapendo di essere scoperto, non denuncia il fatto e sottostà alle minacce altrui. Il problema sussiste nel momento in cui Marrazzo sceglie di non denunciare l’accaduto e di perseguire sulla strada dell’estorsione (subendola); questo problema si aggrava nel momento in cui, per ipotesi, il video possa essere usato come arma di ricatto per ottenere una firma dal Presidente della Regione Lazio, con tutto ciò che questo vuol dire.
E non pensiate “vabe’ sei di sinistra dichiarata e difendi la tua parte”, no no. Non io. Proprio qui se non erro ho già detto di non poter sopportare l’attività del Premier in quanto forse viziata da scambi di natura istituzionale o per lo meno burocratica; o per lo meno prevale questo dubbio.
Mi rendo conto della difficoltà, specie per chi più grande, di accettare una simile scelta sessuale, tuttavia non è affar nostro. Il popolo degli elettori non credo sia chiamato a giudicare i gusti di quello o quell’altro politico, bensì dovrebbe concentrarsi su ciò che fa quel politico, come si comporta nella vita pubblica.
Poi se vogliamo fare i perbenisti, bigotti, innocenti indignamoci pure perché il Presidente in questione ha tradito la moglie, la sua famiglia e i figli, indignamoci e urliamolo, nella consapevolezza però che è affare della moglie, della famiglia e di chi lo circonda più da vicino.
Ad ogni indignazione su questa vicenda teniamo ben a mente che la differenza estrema tra chi sceglie di organizzare festini pieni di donne in casa sua, e chi sceglie di avere una relazione extrasessuale con un trans, sta nel fatto che il primo FORSE ha scambiato sesso con posti di lavoro, aiuti economici e facilitazioni burocratiche: abbiamo sentito bene perché la Daddario fosse andata alla festa: per ottenere un aiuto per il suo cantiere, e sappiamo che lavoro fa la signora, mentre il secondo ha fatto una scelta, giusta o sbagliata, che per ora ha danneggiato solo la sua vita pubblica e privata, senza influenzare le scelte politiche ed istituzionali. Questa è la differenza. Popolo indignatevi, urlate, sputate, insultate ma senza mai perder di vista le differenze tra ruolo pubblico e privato, tra chi compie reato e chi lo subisce, e soprattutto senza scordare che le prostitute e i trans (d’alto borgo) non li mantiene tutti Marrazzo. Ognuno ha la sua devianza, ognuno il suo peccato, e non spetta a noi giudicarlo.

in ultimo, per ricordarlo: la differenza tra morale ed etico sta che il primo riguarda la persona, il singolo, il secondo concerne il pubblico e l’individuo nel suo ruolo pubblico. Weber docet.

Pane Nutella e Grande Fratello

2009 Ottobre 27
di sinistrata

è iniziata una nuova serie del GF…siamo a quota 10.

E dentro alla Casa c’è un ragazzo che dichiara di essere cresciuto con il Grande Fratello “é il mio sogno entrare, è da quando ho 8 anni che vedo il GF”.

sono indecisa se prendere sul ridere tutto questo, oppure se ragionarci sopra sociologicamente parlando. Decido per la seconda. Effettivamente crescere con il Grande Fratello è una cosa alla quale personalmente non ho mai riflettuto perchè non ero bimba quando è iniziato e ho ricordi “vividi”. Sono cresciuta a Candy Candy, Holy e Benji, Lady Oscar e Jhonny è quasi magia Jhonny. Io appartengo ad una generazione, o meglio, ad una parte di generazione che ha potuto osservare con occhio un pò più distaccato, e certamente più critico all’effetto Grande Fratello.

La generazione di Marco, forse NO. Forse è stata assorbita da questo enomeno, ci è cresciuta insieme appunto, e per loro è un normale programma televisivo, una normale aspirazione (massima), un normale ingresso nel mondo tele-cinematografico.

La generazione Grande Fratello allora non sono Io; sono Loro, e su questo non avevo mai riflettuto.

E’ vero che a parlare era un concorrente del GF e non un normale 18enne, ma vi giuro, gli si illuminavano gli occhi. Avevo, ieri, l’impressione di guardare un bambinone (un po perchè soffro di vecchiaia acuta) raggiungere il suo sogno più grande, ciò per cui fin da piccolo si è preparato a fare. E’ fenomenale. E forse un pò inquietante.

de facto: Barack Obama è da Nobel

2009 Ottobre 9
di sinistrata

obama-okBarack Obama si aggiudica niente meno che il Nobel per la Pace “per i suoi sforzi straordinari nel rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”. Questa la motivazione.
Aggiunge il Presidente della Fondazione per il Nobel che se pur può sembrare prematuro assegnare al Presidente americano questo titolo, il Nobel va comunque alla persona che più si è battuta durante l’anno per la pace. E questo Barack Obama l’ha fatto. Lotta dal primo giorno per un mondo senza armi, un mondo di cooperazione e pace. “Come Presidente, Obama ha creato un clima nuovo nella politica internazionale: la diplomazia multilaterale ha riguadagnato una posizione centrale, con un’enfasi sul ruolo che le Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali possono svolgere”. E’ probabilmente il primo presidente americano realmente intenzionato a non utilizzare lo strumento guerra per la risoluzione delle controversie internazionali, smentendo anche qugli scienziati di relazioni internazionali che, seguendo Gilpin, sostengono che la guerra sia lo strumento principe per la risoluzione dei conflitti.
Pensare che qualcuno aveva candidato Berlusconi…

La Deriva: breve racconto italiano (parte terza)

2009 Ottobre 8

Leggo i giornali, cerco di osservare nel modo più esterno possibile le vicende del Lodo Alfano e tutto ciò che ne consegue. Mi vengono alla mente strani ricordi, (ricordi di studio, non di vita). Leggo, oggi, che è “il tempo dei falchi” (l’Unità), ossia che si fanno più stretti i rapporto Bossi-Berlusconi. Di primo acchitto penso sia solo una strategia politica, così si sente dire in giro da parecchio tempo. D’altronde Bossi ormai ha un consenso straordinario, che non accenna a diminuire. Però, poi, sempre leggendo i giornali, si può osservare che mentre il Premier insulta le istituzioni, attaccando prima la Consulta costituita da giudici di sinistra, che applica un piano politico sovversivo per distruggere Lui, poi il Presidente Napolitano, anch’egli reo di essere noto uomo di estrema sinistra, sovversivo, complice dei giudici della Consulta per attuare insieme chissà quale piano reazionario. Un golpe giuridico! L’altro, tale Umberto Bossi, dice di portare il popolo in piazza. Tutto un popolo che si indigna davanti alla reazione di un gruppetto di toghe rosse che hanno occupato la Consulta. In tutto questo rimane isolato il povero Fini, colpevole, forse, di aver dato troppa fiducia a quell’Ometto venuto da Arcore promettendo potere e giustizia. Fini, forse, aveva pensato che sotto sotto avrebbe potuto agire per controllarlo, per tenerlo buono, pensava forse che non fosse intenzionato a stringere un patto sempre più forte con la Lega Nord, quella Lega seccessionista tanto quanto la cara Alleanza Nazionale era nazionalista.
Ma parliamone di questa Lega Nord, perchè altrimenti non si possono capire i ricorsi storici. Oggi mi viene confermato da una ragazza che si dichiara di estrema destra, e per questo informata dei fatti ed attendibile, la tesi per cui si consiglia ai fascisti di INFILTRARSI nelle organizzazioni democratiche, preparandosi al golpe. Allora ricordo di aver sentito un tal Borghezio suggerire questa strategia politica all’estrema destra francese. Il “leghista” suggeriva ai galli d’oltralpe di fondare un partito spingendo sul territoriale, sulla secessione etc etc. La ragazza mi conferma che parliamo della stessa persona e dello stesso concetto, l’una sbigottita, l’altra sorridente.
Giambattista Vico parlava di corsi e ricorsi storici: ogni civiltà ha un suo corso fondamentalmente progressivo, il quale, giunto al suo apice, si arresta ed entra in crisi. Davanti ad una umanità incapace di crescere e di rinnovarsi, si profila la drammatica prospettiva di quella che Vico chiama la barbarie seconda, che è un ricorso (=un regresso), nel quale si riproducono in larga misura le forme di vita e di comportamento proprie dell’età primitiva. Facendo un parallelo: ci sono situazioni che possono ripetersi, per incapacità, per carenza di attenzione o estrema fiducia verso il prossimo, oppure, ancora, per scarsa considerazione del prossimo. E’ quest’ultimo l’errore fatale che fecero i liberali con Mussolini. I poveretti pensarono che quello fosse un incapace, un uomo che si sarebbe distrutto da solo, con scarse capacità di guida e di governo, con poco e breve appeal sulla popolazione. Le camice nere? quattro gatti!. Si sbagliavano, e quello che è successo dopo lo sappiamo tutti. Lascio a voi immaginare l’analogia ai tempi nostri, io voglio solo porre questioni, sbizzarrire idee, aprire riflessioni, anche essere contraddetta. Voglio solo ragionare.
Forse sarò un’estremista comunista, una bolscevica, una pazza che non distingue l’oggi da ciò che era ieri. Forse. O Forse sto parlando solo di una sottile analogia, di qualcosa che era dittatura, ma che adesso è qualcos’altro. Come potrebbe ripetersi la stessa identica cosa di fronte allo stesso identico popolo?
Tuttavia, le premesse sono l’esautorazione del Parlamento con l’utilizzo continuativo di decreti legge e legislativi; la mancanza di rispetto nei confronti del Capo dello Stato e della Magistratura; la scarsa compatibilità con le critiche; il pessimo rapporto con i giornali;l’oligopolio dei media; la creazione, manutenzione ed il rafforzamento di un medium televisivo di bassissimo livello, quello di una televisione commerciale chiamata a distogliere l’attezione; l’utilizzo di terminologie generaliste e leggermente populiste quali, per esempio “il popolo italiano è con noi” (come se tutti lo fossero), “i comunisti” “le toghe rosse” “gli italiani ci hanno dato la fiducia” “siamo stati votati dalla maggioranza del paese”…
Non è fascismo, figurarsi. E’ qualcosa di meglio, molto più studiato, organizzato, pensato; è qualcosa di sottile.
Forse la P2?
Ma questa è un’altra storia (Lucarelli docet)

De Iure: fermato il Lodo Alfano

2009 Ottobre 7

Il Lodo Alfano si ferma alle porte della Consulta. L’organo di giudizio costituzionale ha deliberato: il decreto è incostituzionale. Spiegano i giudici, con votazione 9 a 6, che per varare un tale provvedimento è necessaria una riforma costituzionale, per la quale ben sappiano ci vuole un vot48724f4445cc0_zoomo a maggioranza speciale. Un pò più difficile di come aveva previsto la maggioranza.
Ovviamente, e ribadisco, OVVIAMENTE, i giudici colpevoli sono ore toghe rosse, che attentano la democrazia, che sfruttano il loro potere per fini politici.
Qualcuno minaccia di portare il popolo in piazza etc etc.
Ma tutte queste sono a loro modo belle notizie. significa che, per chi ancora avesse dubbi, la magistratura ancora non è stata toccata, che l’Ometto, ancora non ha nelle sue mani Tutto. La democrazia ancora qualcuno la difende, non con le armi, non con la guerra, non cono strilli ed insulti, semplicemente con quel sacro testo che davvero è la Costituzione italiana.
La cosa più triste della vicenda è effetivamente l’incapacità di alcuni (troppi) personaggi della maggioranza ad accettare il giudizio della Consulta, dell’organo giudiziario più importante dello Stato.

Le accuse di corruzione possono anche non avere immediate conseguenze legali per Berlusconi ma danno la sensazione di un premier sotto assedio, protetto solo dalla sua influenza sui media, dalla sua ricchezza personale e dall’immunità giudiziaria (Financial Times)

A noi non resta che tirare un sospiro di sollievo, e ringaziare chi, dotato di statura politica superiore, ci ha lasciato un testo costituzionale così avanzato, semplice ed incontestabile.

SIlvio, Touchè!

La Deriva: breve racconto italiano (parte seconda)

2009 Ottobre 2
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di sinistrata

In questi giorni
Ho visto donne giustificare i comportamenti di uomini potenti che sfruttano la loro posizione per ciondolarsi tra belle ragazze strapagate;
ho visto donne giustificare i comportamenti di questi uomini con aspiranti veline, subrette, attrici, parlamentari o qualsiasi altra cosa;
ho visto donne sbraitare con cattiveria e rabbia contro chi diceva che la società italiana sta regredendo;
ho visto donne attaccare ferocemente altre donne che difendevano altre donne ancora;
ho sentito donne dire “e menomale che è virile”,parlando di Berlusconi;
ho sentito donne che chiedono di modificare il palinsesto televisivo per via di programmi dove altre donne mostrano, sbeffeggiando e ridendo, i comportamenti femminili sessualmente eccessivi, ma non ho sentito quelle stesse donne  ribellarsi per le veline mezze nDolce&Gabbana-campagnaude, per la ragazza nera in tanga a cui Iacchetti tocca il sedere, non le ho sentite arrabbiarsi per Flavia Vento sotto un vetro che subiva gli insulti di Mammucari, ma ho sentito dire da quelle donne “ma la Vento è proprio stupida”. Ho sentito donne lamentarsi di Sex and the City (dove donne in carriera gestiscono la loro vita sessuale come meglio credono), ma non le ho sentite lamentarsi della strumentalizzazione delle donne nelle pubblicità, nei programmi di varietà, relegate per lo più al ruolo di vallette nude.
Ho visto pubblicità con donne nude, ho visto un Real Tv condotto da una tettona di colore con costumi da bagno succinti, quando quella mise non c’entrava assolutamente nulla con la tipologia di filmati mandati in onda.
Ho visto ritirare una pubblicità ritenuta sessista e violenta (potrebbe anche esserlo, ma dipende dalla lettura che gli si da), ma non ho visto indignarsi nessuno per la pubblicità di Saratoga. Ed è su questa che voglio soffermarmi, per arrivare a comprendere la società che stiamo creando, di cui accettiamo queste volgarità, questa scarsa considerazione femminile, ma dove non accettiamo l’autodeterminazione della donna nella sua vita sentimentale, sessuale e lavorativa.

La pubblicità in questione pubblicizza un prodotto di uso prevalentemente maschile: una vernice per la ruggine. Eppure a “divertirsi” a stendere questa vernice ci sono due donne, una mogliettina con pantaloni e maglioncino casti, e Giovanna, donna delle pulizie strafiga con minigonna tacchi e autoreggenti a vista. Mentre la moglie in piedi stende la vernice sulla grigliata, Giovanna su una scala si occupa di verniciare, sempre in minigonna, autoreggenti e tacchi, la parte superiore della grigliata. Il marito della mogliettina casta entra nella stanza e dice “cosa state facendo?”, la moglie risponde che sta verniciando e che Giovanna la sta aiutando, allora il marito si gira verso la donna delle pulizie e maliziosamente enuncia un “braaaavaaaa Giovanna”.
Questa pubblicità è irrispettosa della donna molto più della pubblicità definita violenta e sessista di cui sopra. Questa pubblicità umilia il ruolo femminile, sfrutta il corpo delle donne per vendere un prodotto che con le donne non ha niente a che fare.
Che tipo di Società è quella in cui questa tipologia di pubblicità vengono continuamente riproposta al pubblico in qualsiasi ora della giornata? Quali modelli offre a uomini e donne? Quale idea si da delle donne ai più giovani maschietti (salvo poi accusarli di essere fannulloni, stupratori, senza valori, energumeni)?
Ci sarà forse qualche nesso tra pubblicità di questo tipo e dichiarazioni di un Premier che descrive l’Italia come il Paese dei Casanova, degli Amatori e dei Playboy? Non sto dando la colpa a Silvio Berlusconi, sia chiaro per piacere.
Questo modello di donna piace ad una parte ed all’altra. È un modello semplice, facile da relegare, da accettare. È l’idea di una donna che non darà problemi, che accetterà il suo ruolo subalterno. Una donna per cui l’apparenza è tutto, o quasi, perché tanto al di la del mondo della bellezza per Lei non c’è niente.
C’era un’Italia che era stata capace di emancipare le donne, c’erano donne che sventolavano i reggiseni in piazza. C’è stata un’Italia che le ha fatte uscire dalle cucine, dalle camere da letto, che gli ha riconosciuto il diritto sessuale come piacere e non come mero mezzo di procreazione. Le donne erano evase dalla vita casalinga per entrare in quella lavorativa. Oggi studiano, raggiungono ottimi risultati scolastici, talvolta con rinuncie e sacrifici arrivano a ricoprire ruoli di rilevanza, di prestigio, di potere. Mi domando se questo infastidisca i maschietti. Eppure viene rappresentata solo un’immagine di donna, bella, possibilimente stupida, in ogni caso mai con un’intelligenza particolare, priva di ogni capacità artistica e di competenza. Una donna oggetto. Bella, da vedere, zitta! qualche sorriso, qualche sculettata, qualche ammiccamento, e magari un balletto ridicolo.
È davvero questa la Società che si vuole costruire? È questo che le donne di cui sopra difendono con ferocia, rabbia ed aggressività? E sono le donne come me ad essere attaccate da queste signore?
Guardo Sex and the City, SI! Lo Adoro!